La Cappella di Maria Bambina
Ubicazione: lungo la strada campestre che da Via Cascine a Cuirone si dirige verso la frazione Gaggio di Villadosia, in località bosco detto della “Feda”
Costruzione: inizio XX sec.
Restauri: nel 1968 dal parroco Don Nando Macchi e nel 1996 dal Gruppo Anziani di Vergiate
Fondatore: Caielli Luigi (1848 – 1914), benefattore di Cuirone
Proprietà: Parrocchia di Cuirone

Festa liturgica: 8 settembre

Descrizione: edificio di stile barocco, pianta rettangolare (m.2,70 x m.3,30 altezza m. 3,30) in muratura intonacato con due lesene laterali su ogni parete esterna con capitelli in serizzo. La copertura è in lastre di pietra locale con una croce greca di serizzo sulla sommità. Non ci sono finestre.
Due cancelli in ferro a doppio battente sono collocati all’ingresso dell’edificio. Sino agli anni settanta invece del cancello esterno, la cappella era provvista di una porta in legno ad ante scorrevoli. Una piattabanda in acciaio e’ stata posta sopra l’entrata in epoca recente e rappresenta una superfetazione incongrua con l’impianto originario dell’edificio. Dal 1971 una linea elettrica ENEL ha compromesso l’ambiente boschivo circostante.
Nel prato antistante l’edificio, alcune panchine in pietra.

Interno: Superato il secondo cancello centrale costruito tra due balaustre in serizzo con le inferriate, la cappella ha una pianta quadrata con volta a padiglione; sopra un piano e’ posta una teca in vetro con struttura in legno. All’interno della teca il simulacro di Maria Bambina (inizio XX sec.) sdraiata su un drappo di raso bianco; il capo poggia su un guanciale frange dorate.
La statua e’ avvolta in un abito di raso bianco, arricchito da passamanerie dorate e drappeggiato anteriormente; il viso e’ di porcellana con occhi azzurri, porta una cuffia bianca e al collo una collana di finte perle.
Fiori di stoffa bianchi e rosa adornano la teca.

Fede e tradizione popolare
La cappella era visitata da numerose persone e all’inizio di settembre le processioni venivano effettuate dalle parrocchie di Cuirone, Cimbro, Varano Borghi, Villadosia e Crugnola.
La cappella rappresentava anche un riparo per i contadini durante i temporali estivi.
Durante la Resistenza la Cappella di Maria Bambina è stata per un lungo periodo rifugio notturno di alcuni partigiani di Villadosia (1).
L'immagine del simulacro di Maria Bambina era spesso riprodotta e divulgata in tutta la diocesi ambrosiana, dove era tradizione donare alle giovani coppie di sposi una statuetta di Maria Bambina, che veniva custodita nelle case sotto una campana di vetro.

Nel 2013 l'associazione Amici di Cuirone, in collaborazione con la Parrocchia di San Materno, ha realizzato una pubblicazione in occasione della donazione del dipinto ritrovato e donato alla Parrocchia.


(1) Villadosia e i suoi partigiani – A. Lazzarotto (2011) Edizione Comune di Casale Litta
 
area archeologica in brughiera con cromlech
 
I cromlech della Garzonera
L’area di questa necropoli situata sulla statale 33 del Sempione in localita' Garzonera e' stata ripulita ed attrezzata per le visite guidate, è aperta al pubblico dal maggio 2004.
Il termine cromlech, di origine gallese (letteralmente “pietra curva ), indica un recinto circolare di pietre che racchiude una o più sepolture.
I cromlech , definiti anche “tombe a circolo”, sono caratteristici del comprensorio del Ticino. Oltre che al Monsorino di Golasecca, cromlech sono stati scoperti in località Garzonera a Vergiate e nella brughiera del Vigano a Somma Lombardo e, relativi ad età più tarda (Golasecca 11-111), nel Canton Ticino a Minusio Ceresol presso Locarno.

I cromlech nella brughiera della Garzonera avevano dimensioni variabili tra i 3 e i 10 metri di diametro. Le tombe erano collocate sia al centro dei recinti che lungo il loro perimetro. Numerose erano anche quelle che si addensavano all’esterno dei loro limiti.
I cromlech avevano non di rado una sorta di corridoio di accesso di forma rettangolare, la cosiddetta “allea”, sul cui significato molto si discute: semplice corridoio di accesso per alcuni, per altri era invece il luogo deputato alla deposizione delle offerte e allo svolgimento dei riti in onore del defunto.

L’uso di questi recinti funebri inizia con l’VIII (Sesto Calende, località Carrera) e prosegue per tutto il VII e il VI secolo a.C. Alcuni studiosi li considerano l’ultima derivazione dei recinti megalitici di età neolitica, caratteristici dell’Europa settentrionale (Inghilterra, Irlanda), della Bretagna e di Ma1ta. Tuttora discusso è il fatto se i cromlech fossero solo dei piccoli recinti, posti a segnare il limite dell’area funebre, o costituissero la base di veri e propri tumuli.
Le tombe a circolo sono note anche altrove in Italia: a Chiavari in Liguria, a Melì nel bellunese e nel mondo italico (Temi, Alfadena).


 

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